A cura di Simone Cipriani (Ufficio Stampa della Segreteria NBHAI Lazio)
Distretto Lazio
2° Tappa
01/05/06 Raggiungere la scuderia FINI RANCH è facile. Basta prendere
l’uscita di Anagni della Roma-Napoli e poi giù, per neanche un chilometro.
Devi solo accodarti alle macchine, con e senza carrello, fuoristrada e utilitarie,
cavalieri e spettatori. Perché di gente, in questa seconda tappa del
campionato regionale NBHAI, ce n’è davvero tanta.
Il difficile comincia una volta arrivati, e non solo per parcheggiare. Non
importa se sei andato per gareggiare o per passare un Primo Maggio diverso,
se ti porti dietro un purosangue o tuo figlio che urla per un gelato, se in
mano hai le redini o una birra. La tensione è comunque tanta. Nessuno
dei partecipanti è venuto per giocare, lo capisci dagli occhi, dagli
sguardi. Sono nervosi i cavalieri, più degli stalloni che ogni tanto
si lanciano un nitrito di sfida. Fortuna che si può entrare in campo
a sgambare un po’, a scaricare la tensione. Allora gli animi cominciano a
distendersi, i contendenti si rilassano e scherzano fra di loro. Neanche il
tempo di abituarsi e il giudice federale Mimmo Cuoco, giunto appositamente
dalla Campania per presiedere la tappa, dice che può bastare, perché
è ora di fare sul serio.
Si comincia con il Pole Bending, come da rito. L’ordine di partenza vuole
che ad aprire la pista sia proprio il padrone di casa, Tommaso Alteri. Il
trainer anagnino però decide di strafare e si piazza subito in cima
alla classifica, per non scendere più. A nulla valgono i tentativi
di Stefano Franchini, secondo arrivato e primo nella classifica provvisoria,
e di Francesco Di Massa, vincitore della prima tappa. Il 23.009 con cui Alteri
termina la gara non si batte. Almeno per questa volta.
Verso le diciassette tocca ai ragazzi della categoria Youth mostrare agli
spettatori, anche ai più sprovveduti, che cos’è il Barrel. A
giudicare dagli applausi, che a sera lasceranno arrossati ricordi sulle mani
degli astanti, Elisa Colella e compagni ci riescono benissimo. La giovane
amazzone guadagna oro e argento, prima in sella a Platoon ( 19.014 ) e poi
su Sugar ( 19.520 ). In terza posizione Fernando Cellitti su Sabazia. Antonio
Bufalini, tradito dall’emozione, non riesce a terminare il percorso. Al giovane
cavaliere, appena quattordici anni, vanno i nostri migliori auguri. Si rifarà.
Quando cominciano gli Open il pubblico è già caldissimo e smaliziato,
e tutti hanno già scelto il cavaliere per cui tifare. Tommaso Alteri,
che conosce ogni centimetro del campo amico, prova a fare l’en plein ripetendo
un’altra grande prestazione. Ma stavolta è Attilio Carnevale, trenta
anni a Giugno per lui, a detronizzare il Trainer con una spallata da 18.009
e a salire in vetta dove non sarà raggiunto. Nessun cavaliere infatti,
neanche il vincitore della prima tappa Stefano Franchini ( 18.339, quinto
in 1D ) riuscirà a scalzarlo scendendo sotto i 18”. Per quanto concerne
il vincitore, diciamo che è stata ottima la prova offerta da questo
cavaliere della EP HORSE RACING, che tenendo i nervi ben saldi per tutta la
gara, riesce ad indirizzare la prepotente spinta di Blue Flower. Sempre in
prima divisione troviamo Giorgio Palmieri con la mitica Milù, veterana
del barrel che a tredici anni dimostra di avere ancora molto da dare a questo
sport. Quarto Davide Iafrate su Snaffy. In Seconda Divisione troviamo Antonio
Mancini su Jay Sky Full, Marco De Angelis con Cody e Pietro Quaglieri in sella
a Blu Master. La Terza e la Quarta Divisione se la aggiudicano Massimo Frattali
e Peppe Gennaro. Momenti di paura verso la fine della gara, quando Simona
Mancini scivola sul terzo barile e rovina al suolo insieme a Cayenne. Per
l’amazzone, che si rialza quasi subito, solo qualche graffio. Il suo Appendix
purtoppo resta incastrato sotto lo steccato e si fa prendere dal panico cominciando
a dimenarsi e a scalciare. Giovanni Germani, uno dei soccorritori che generosamente
si era avvicinato all’animale, riporta un taglio sul volto e viene condotto
nel vicino ospedale di Anagni dagli uomini della protezione civile. Il giudice
Cuoco interrompe la gara fino al ritorno dell’uomo ( per fortuna nulla di
grave per lui ) dando prova di quel senso di responsabilità che è
nel comune sentire di tutti gli amanti di questo bello sport. L’impressione
è stata quella di una gara combattutissima, nella quale però
ci è parso che nessun cavaliere sia riuscito a dare il meglio di sé,
forse a causa di una tensione emotiva che, se possibile, era addirittura maggiore
della prima tappa. Ma lo spettacolo offerto è stato così grande
che tutti gli spettatori sono tornati a casa soddisfatti, e anche i cavalieri
hanno degnamente festeggiato quella Festa dei Lavoratori che, dopo un inverno
di fatica e preparazione, meritavano appieno.